La proposta di trasformare i medici di medicina generale (MMG) da liberi professionisti convenzionati a dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è attualmente al centro di un acceso dibattito.

Questa riforma, sostenuta dal Ministro della Salute Orazio Schillaci e da diverse Regioni, mira a integrare maggiormente i medici di famiglia nelle nuove Case di Comunità previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Contesto della proposta

Attualmente, i MMG operano come liberi professionisti in convenzione con il SSN, gestendo autonomamente i propri ambulatori e organizzando il loro tempo di lavoro. La riforma proposta prevede il loro passaggio a un rapporto di dipendenza, con l’obiettivo di assegnarli direttamente alle Case di Comunità. Queste strutture, finanziate con 2 miliardi di euro dal PNRR, dovrebbero garantire un’assistenza sanitaria territoriale più integrata e continuativa. Tuttavia, al 30 giugno 2024, solo 413 delle 1.420 Case di Comunità previste erano operative, molte delle quali con carenze di personale medico (fonte famigliacristiana.it).

Opinioni contrarie

Numerosi rappresentanti della categoria medica hanno espresso preoccupazioni riguardo alla proposta. Il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli, ha sottolineato che trasformare i medici di famiglia in dipendenti potrebbe compromettere il rapporto di fiducia tra medico e paziente, elemento fondamentale per la qualità dell’assistenza (fonte ilsole24ore.com). Inoltre, un sondaggio condotto dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) tra oltre 3.000 corsisti in medicina generale ha rivelato che circa il 70% è contrario al passaggio alla dipendenza, e il 40% considererebbe l’abbandono del corso di formazione se la dipendenza diventasse obbligatoria (fonte giornaleprevidenza.it).

Opinioni favorevoli

I sostenitori della riforma ritengono che l’inquadramento dei MMG come dipendenti potrebbe migliorare la disponibilità oraria e l’accesso diretto agli esami diagnostici per i pazienti. Inoltre, una maggiore presenza dei medici nelle Case di Comunità potrebbe potenziare l’assistenza territoriale e garantire una copertura più ampia e continuativa dei servizi sanitari (fonte ilsole24ore.com).

Sfide e considerazioni

Tra le principali sfide evidenziate vi è il rischio di pensionamenti anticipati: molti medici potrebbero scegliere di ritirarsi per preservare i benefici pensionistici attuali, lasciando milioni di cittadini senza un medico di famiglia (fonte quotidianosanita.it). Inoltre, l’aumento dei costi per lo Stato e le Regioni, derivante dall’assunzione dei medici come dipendenti e dalla necessità di aprire nuovi studi periferici per garantire la prossimità delle cure, rappresenta una preoccupazione significativa.

In conclusione, mentre la proposta di trasformare i medici di famiglia in dipendenti del SSN mira a rafforzare l’assistenza territoriale attraverso le Case di Comunità, essa solleva questioni complesse riguardo all’autonomia professionale, al rapporto medico-paziente e alla sostenibilità economica del sistema sanitario. Un dialogo approfondito tra le istituzioni, i professionisti sanitari e la società civile appare essenziale per valutare attentamente i benefici e le criticità di tale riforma.

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