Silvestro Scotti critica l’atteggiamento delle Regioni, accusandole di voler sacrificare l’appropriatezza assistenziale per ragioni economiche e di inefficienza decisionale.
Critiche alle Regioni e sostegno al ministro Schillaci
Scotti sostiene che non si possa imputare inerzia al Ministero della Salute guidato da Schillaci, che invece ha mostrato coerenza tra proposte e azioni. L’inerzia, secondo lui, è tutta delle Regioni, incapaci di trovare un accordo chiaro sulla riforma della medicina generale. Inoltre, lamenta che la medicina di famiglia sia spesso usata come capro espiatorio per giustificare i problemi della sanità regionale.
Liste d’attesa e ruolo della medicina generale
Scotti appoggia la necessità di affrontare seriamente le liste d’attesa, ma ricorda che già nel 2020 era stato siglato un Accordo Collettivo Nazionale per permettere ai medici di famiglia di effettuare diagnostica di primo livello nei loro studi. Per questa misura, nel 2019 erano stati stanziati 235 milioni di euro, mai utilizzati.
Secondo Scotti, invece di valorizzare la medicina generale per ridurre il ricorso agli ospedali, le Regioni hanno preferito aumentare le prestazioni offerte, anche attraverso la farmacia dei servizi, soluzione che porta solo a un aumento incontrollato della domanda sanitaria.
La riforma della medicina generale e il rischio di burocratizzazione
Scotti denuncia che le Regioni vogliono trasformare il medico di famiglia in un dipendente che eroga prestazioni in base ai costi anziché ai bisogni dei pazienti. La Fimmg si oppone fermamente a questa visione, che considera una minaccia all’atto medico e al diritto di rappresentanza dei lavoratori, garantito dalla Costituzione.
Scotti conclude con una provocazione: se il vero obiettivo della riforma è trasformare la medicina generale in un sistema gerarchico e burocratico, allora tanto varrebbe integrare i medici di famiglia nell’Esercito Italiano, trasformandoli in semplici esecutori di ordini.
In sintesi, il Segretario Scotti denuncia il fallimento delle Regioni nell’attuare riforme utili, difende il ruolo della medicina generale nel migliorare l’assistenza e ridurre le liste d’attesa, e si oppone alla trasformazione dei medici di famiglia in meri erogatori di prestazioni burocratiche.